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Il Gioco dell'Amore: "Vincere Entrambi"


Ogni forma d'amore che si distorce persistentemente sulla verità di uno solo dei partner annichilendo l'altro, denuncia una disparità che l'amore, quello vero, non è in grado di accogliere.

Certo, poi, nella pragmatica della vita quotidiana si muovono giochi di relazione che, come ci hanno insegnato Watzlavich e Co., si alternano tra simmetricità e complementarietà.

Molto sinteticamente, nelle interazioni simmetriche, entrambi i partner tenderanno a porsi al medesimo livello, considerandosi uguali e confermandosi reciprocamente; mentre nelle interazioni complementari il comportamento di uno dei partner tenderà a differenziarsi, assumendo una posizione di superiorità (one-up) o di inferiorità (one-down) -ne accennavamo giá nel post "L'Altro come maestro".


Ogni forma d'amore che si distorce persistentemente sulla verità di uno solo dei partner annichilendo l'altro, denuncia una disparità che l'amore, quello vero, non è in grado di accogliere.

Certo, poi, nella pragmatica della vita quotidiana si muovono giochi di relazione che, come ci hanno insegnato Watzlavich e Co., si alternano tra simmetricità e complementarietà.

Molto sinteticamente, nelle interazioni simmetriche, entrambi i partner tenderanno a porsi al medesimo livello, considerandosi uguali e confermandosi reciprocamente; mentre nelle interazioni complementari il comportamento di uno dei partner tenderà a differenziarsi, assumendo una posizione di superiorità (one-up) o di inferiorità (one-down) -ne accennavamo giá nel post "L'Altro come maestro".

Il Gioco dell'Amore: "Confliggere"

Tutti i post sinora pubblicati rappresentano, o si sforzano di rappresentare, una sorta di eserciziario medicamentoso per la cura (il prendersi cura) dell'amore. 

Tuttavia, ci sono esercizi, giochi, le cui regole e modalità vanno forse rese più esplicite. È il caso di uno dei giochi più in uso nella coppia, che la coppia spesso agisce senza sapere che di gioco si tratta, finendo così per viverne solo l'esperienza negativa, a volte persino drammatica e dolorosa, perdendone invece l'aspetto -dicevamo nel post precedente- ri-creativo. Mi riferisco al "gioco del conflitto".

Per giocare a questo gioco, essenziale al benessere di ogni relazione e della relazione di coppia d'amore sopratutto  è fondamentale partire dal presupposto che "la vita è conflitto", nel senso che tutto ciò che è vivente è coinvolto in una qualche dinamica conflittuale attraverso la quale ogni forma viva può coesistere in un ecosistema complesso la cui finalità è la sopravvivenza dell'ecosistema stesso giocato attraverso la capacità, di ognuno di questi viventi, di adattarsi.

Tutti i post sinora pubblicati rappresentano, o si sforzano di rappresentare, una sorta di eserciziario medicamentoso per la cura (il prendersi cura) dell'amore. 

Tuttavia, ci sono esercizi, giochi, le cui regole e modalità vanno forse rese più esplicite. È il caso di uno dei giochi più in uso nella coppia, che la coppia spesso agisce senza sapere che di gioco si tratta, finendo così per viverne solo l'esperienza negativa, a volte persino drammatica e dolorosa, perdendone invece l'aspetto -dicevamo nel post precedente- ri-creativo. Mi riferisco al "gioco del conflitto".

Per giocare a questo gioco, essenziale al benessere di ogni relazione e della relazione di coppia d'amore sopratutto  è fondamentale partire dal presupposto che "la vita è conflitto", nel senso che tutto ciò che è vivente è coinvolto in una qualche dinamica conflittuale attraverso la quale ogni forma viva può coesistere in un ecosistema complesso la cui finalità è la sopravvivenza dell'ecosistema stesso giocato attraverso la capacità, di ognuno di questi viventi, di adattarsi.

Coniugare l'amore: tempo passato


Passato, futuro, gerundio, presente... Questo è il tempo (i tempi) in cui l'amore vorrebbe (dovrebbe) essere coniugato. Capire come coniugare questi tempi rappresenta, quindi, un importante momento di riflessione, per la coppia come per coloro che si occupano, al pari del mediatore, di curare l'amore. 

Comprendere la mappa dei tempi dell'amore aiuta a rilevare, da una parte, il perché di tante crisi coniugali e, dall'altra, ci regala una sorta di prontuario medicamentoso per assistere ogni amore malato e provare, laddove è possibile, a prevenirne la malattia generando quell'amore diverso di cui abbiamo più volte parlato in questo blog, e di cui tratto ancor più diffusamente nel mio libro "L'Amore alla Fine dell'Amore".


Passato, futuro, gerundio, presente... Questo è il tempo (i tempi) in cui l'amore vorrebbe (dovrebbe) essere coniugato. Capire come coniugare questi tempi rappresenta, quindi, un importante momento di riflessione, per la coppia come per coloro che si occupano, al pari del mediatore, di curare l'amore. 

Comprendere la mappa dei tempi dell'amore aiuta a rilevare, da una parte, il perché di tante crisi coniugali e, dall'altra, ci regala una sorta di prontuario medicamentoso per assistere ogni amore malato e provare, laddove è possibile, a prevenirne la malattia generando quell'amore diverso di cui abbiamo più volte parlato in questo blog, e di cui tratto ancor più diffusamente nel mio libro "L'Amore alla Fine dell'Amore".

Il Gioco dell'Amore


Come ricordavamo nel post "Ti amo da lontano", chi ha ridotto anche l’amore a una funzione numerica da portare comodamente in tasca per spiegarne i misteri, ci racconta che, oggi, la gran parte delle relazioni di coppia finisce per naufragare dopo che il cuore ha smesso di sobbalzare (di essere dopato e felice): ossia più o meno dopo tre/quattro anni.

L'amore, perduti (e per fortuna) quei vincoli sociali che tenevano forzatamente legato ogni sposo che, da promesso, finiva per conclamarsi convolando sulla zattera delle nozze, si trova oggi sguarnito di quelle forme protettive che un tempo lo tenevano, spesso anche ipocritamente, a galla.


Come ricordavamo nel post "Ti amo da lontano", chi ha ridotto anche l’amore a una funzione numerica da portare comodamente in tasca per spiegarne i misteri, ci racconta che, oggi, la gran parte delle relazioni di coppia finisce per naufragare dopo che il cuore ha smesso di sobbalzare (di essere dopato e felice): ossia più o meno dopo tre/quattro anni.

L'amore, perduti (e per fortuna) quei vincoli sociali che tenevano forzatamente legato ogni sposo che, da promesso, finiva per conclamarsi convolando sulla zattera delle nozze, si trova oggi sguarnito di quelle forme protettive che un tempo lo tenevano, spesso anche ipocritamente, a galla.

Ti amo... da lontano

L'amore è anzitutto lontananza. Ci innamoriamo di un punto lungo la lontana linea dell'orizzonte, qualcosa che luccica ed è come-me ma non-è-me e, per questo, mi attrae; qualcosa che mi somiglia, ma mai fino al punto da essere coincidente.

Poi la lontananza si affievolisce, il punto luminoso si increspa di ombre, ci si avvicina, ci si conosce, si diventa intimi, a volte tanto intimi da non essere più capaci di giocare a quel meraviglioso gioco che un tempo era il ri-conoscersi, il conoscersi ogni giorno nuovamente. Si diventa scontati e si sconta il prezzo, altissimo, di non aver imparato a giocare al gioco dell'amore. Di aver creduto che il gioco dell'amore venisse da sé... come il frutto di una pianta.

Così, come recita una bellissima canzone dei Pink Floyd: "Day after day, love turns grey / Like the skin of a dying man. / Night after night, we pretend its all right / But I have grown older and / You have grown colder and / Nothing is very much fun any more...". 

La natura, infatti, ci aiuta fino a un certo punto, iniettandoci, al momento dell'innamoramento, una vera e propria dose di sostanze dagli effetti psicotropi che regolano la relazione amorosa.  Come avviene? 

Quando ci innamoriamo, il mesencefalo, quella zona del cervello legata (non a caso) alla vista e all’udito, comincia a rilasciare dopamina, un neurotrasmettitore in grado di farci provare sensazioni di piacere ed euforia. Il nostro corpo inizia, così, a inviare segnali, per quanto impercettibili, di attrazione: pupille che si dilatano, batticuore, viso arrossato, leggero sudore che irrora la pelle, odori. 

Se l'Altro reagisce positivamente, allora si rafforzano i circuiti cerebrali e aumenta la sensazione di piacere. Così, ad ogni nuovo incontro, la dopamina entra sempre più in circolazione aumentando il desiderio dell’Altro e, con essa, altri due neurotrasmettitori: la noradrenalina e la feniletilamina. 

In questo modo si scatena l’eccitazione, l’inappetenza, l’ansia, mentre, contemporaneamente, l’abbassamento dei livelli di serotonina, favorisce l'insorgere di quel sentimento di ossessione per cui ci sembra di non poter più fare a meno dell’Altro. 

Poi il rapporto si approfondisce, ed entra in campo l'ipotalamo che stimola la produzione di ossitocina, un ormone responsabile dei nostri sentimenti di tenerezza e calore: è il tempo delle carezze, dei baci, del sesso, attività che a loro volta innalzano i livelli di ossitocina. 

Ma, ahinoi, madre natura ci dà una spinta, non ci sorregge per sempre, infatti questa fantastica reazione è destinata a durare ben poco: dai 35 ai 45 mesi, dopodiché il cervello, come un vero tossicodipendente, si assuefa e non reagisce più a quegli stimoli che un tempo lo facevano sballare

E’ a questo punto che, se non entrano in campo altri elementi, può iniziare la crisi. Quali sono questi elementi? Fino a qualche decennio fa, almeno in Italia e in buona parte dell'occidente, erano i vincoli della morale, erano i dogmi della religione, era l'assenza di una legge sul divorzio, era un'emancipazione della donna ancora di là da venire... Tutti elementi che di fatto, se non impedivano la fine dell'amore, sicuramente ostacolavano le separazioni.

Oggi, per fortuna, siamo tutti (o quasi) un po' più liberi. I vincoli che un tempo tenevano gli amori forzatamente incatenati, si sono -forse grazie a Dio, ma non certo ai suoi emissari terreni- dissolti, ma in questo transito verso la libertà dei sentimenti, nessuno ci ha insegnato a giocare senza vincoli al gioco dell'amore, che è gioco complesso che ha a che fare, anzitutto, con la capacità di accettare il cambiamento. Forse questo è un altro scopo (taciuto) della mediazione familiare.

L'amore è anzitutto lontananza. Ci innamoriamo di un punto lungo la lontana linea dell'orizzonte, qualcosa che luccica ed è come-me ma non-è-me e, per questo, mi attrae; qualcosa che mi somiglia, ma mai fino al punto da essere coincidente.

Poi la lontananza si affievolisce, il punto luminoso si increspa di ombre, ci si avvicina, ci si conosce, si diventa intimi, a volte tanto intimi da non essere più capaci di giocare a quel meraviglioso gioco che un tempo era il ri-conoscersi, il conoscersi ogni giorno nuovamente. Si diventa scontati e si sconta il prezzo, altissimo, di non aver imparato a giocare al gioco dell'amore. Di aver creduto che il gioco dell'amore venisse da sé... come il frutto di una pianta.

Così, come recita una bellissima canzone dei Pink Floyd: "Day after day, love turns grey / Like the skin of a dying man. / Night after night, we pretend its all right / But I have grown older and / You have grown colder and / Nothing is very much fun any more...". 

La natura, infatti, ci aiuta fino a un certo punto, iniettandoci, al momento dell'innamoramento, una vera e propria dose di sostanze dagli effetti psicotropi che regolano la relazione amorosa.  Come avviene? 

Quando ci innamoriamo, il mesencefalo, quella zona del cervello legata (non a caso) alla vista e all’udito, comincia a rilasciare dopamina, un neurotrasmettitore in grado di farci provare sensazioni di piacere ed euforia. Il nostro corpo inizia, così, a inviare segnali, per quanto impercettibili, di attrazione: pupille che si dilatano, batticuore, viso arrossato, leggero sudore che irrora la pelle, odori. 

Se l'Altro reagisce positivamente, allora si rafforzano i circuiti cerebrali e aumenta la sensazione di piacere. Così, ad ogni nuovo incontro, la dopamina entra sempre più in circolazione aumentando il desiderio dell’Altro e, con essa, altri due neurotrasmettitori: la noradrenalina e la feniletilamina. 

In questo modo si scatena l’eccitazione, l’inappetenza, l’ansia, mentre, contemporaneamente, l’abbassamento dei livelli di serotonina, favorisce l'insorgere di quel sentimento di ossessione per cui ci sembra di non poter più fare a meno dell’Altro. 

Poi il rapporto si approfondisce, ed entra in campo l'ipotalamo che stimola la produzione di ossitocina, un ormone responsabile dei nostri sentimenti di tenerezza e calore: è il tempo delle carezze, dei baci, del sesso, attività che a loro volta innalzano i livelli di ossitocina. 

Ma, ahinoi, madre natura ci dà una spinta, non ci sorregge per sempre, infatti questa fantastica reazione è destinata a durare ben poco: dai 35 ai 45 mesi, dopodiché il cervello, come un vero tossicodipendente, si assuefa e non reagisce più a quegli stimoli che un tempo lo facevano sballare

E’ a questo punto che, se non entrano in campo altri elementi, può iniziare la crisi. Quali sono questi elementi? Fino a qualche decennio fa, almeno in Italia e in buona parte dell'occidente, erano i vincoli della morale, erano i dogmi della religione, era l'assenza di una legge sul divorzio, era un'emancipazione della donna ancora di là da venire... Tutti elementi che di fatto, se non impedivano la fine dell'amore, sicuramente ostacolavano le separazioni.

Oggi, per fortuna, siamo tutti (o quasi) un po' più liberi. I vincoli che un tempo tenevano gli amori forzatamente incatenati, si sono -forse grazie a Dio, ma non certo ai suoi emissari terreni- dissolti, ma in questo transito verso la libertà dei sentimenti, nessuno ci ha insegnato a giocare senza vincoli al gioco dell'amore, che è gioco complesso che ha a che fare, anzitutto, con la capacità di accettare il cambiamento. Forse questo è un altro scopo (taciuto) della mediazione familiare.

 
amoreCiao Copyright © 2012 by Massimo Silvano Galli