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Primo: come amare?


La gran parte delle domande che accompagnano le crisi d'amore si riassume in due evocazioni: mi ama? Non mi ama? Tuttavia, basta sviscerarle solo un poco per comprendere che, dietro i due quesiti, si cela la più concreta necessità di essere amati in modo diverso da come in quel momento ci sentiamo amati.

Il problema, dunque, anche al di là delle piccole e grandi necessità di ogni coppia, non è mai amare o essere amati. La questione è, semmai, come amare, affinché questa forza miracolosa che è l'amore produca il più a lungo possibile i suoi effetti benefici e non venga invece intralciata da ostacoli che, più spesso di quanto si sappia o creda, nulla hanno a che fare con l'amore.

“Come amare” non risponde agli istinti riproduttivi della sopravvivenza della specie, ma a dettami culturali, che si differenziano di epoca in epoca e di territorio in territorio, di persona in persona.

 Amore in MediadoIl tema non è certo nuovo, probabilmente si pone da che esiste l'uomo, e ne sono testimonianza i milioni di romanzi, saggi, poemi e opere d’arte creati a tal proposito. Tuttavia, la mia esperienza con tante coppie finite nel cortocircuito della crisi, mi fa ritenere che mai come in questa nostra epoca la questione incalzi con una certa urgenza e per cause che non hanno necessariamente a che fare con l'amore.

Oggi, infatti, l'amore sembra attraversato da una condizione di crisi universale che sempre più prescinde dai palpiti del cuore ed è invece fortemente influenzato da una serie di cambiamenti sociali e culturali che, per quanto presentatisi come opportunità benefiche e evolutive, hanno invece finito per determinare una serie di difficoltà da cui, soprattutto le nuove coppie (ma non solo) faticano ad evadere, subendone conseguenze negative e, a volte, anche nefaste.

Sia per quel che concerne il discorso più generico sull'Amore, che per quel che riguarda le sue ricadute pratiche nella vita di ogni giorno, è di fondamentale importanza, allora, osservare come si è trasformato questo bellissimo gioco che da sempre coinvolge e spesso stravolge la nostra specie, unici tra gli animali ad aver tanto sofisticato il processo che volge alla nostra riproduzione da prevedere persino la possibilità di non riprodursi.

Proveremo ad approfondire nei prossimi articoli.


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La gran parte delle domande che accompagnano le crisi d'amore si riassume in due evocazioni: mi ama? Non mi ama? Tuttavia, basta sviscerarle solo un poco per comprendere che, dietro i due quesiti, si cela la più concreta necessità di essere amati in modo diverso da come in quel momento ci sentiamo amati.

Il problema, dunque, anche al di là delle piccole e grandi necessità di ogni coppia, non è mai amare o essere amati. La questione è, semmai, come amare, affinché questa forza miracolosa che è l'amore produca il più a lungo possibile i suoi effetti benefici e non venga invece intralciata da ostacoli che, più spesso di quanto si sappia o creda, nulla hanno a che fare con l'amore.

“Come amare” non risponde agli istinti riproduttivi della sopravvivenza della specie, ma a dettami culturali, che si differenziano di epoca in epoca e di territorio in territorio, di persona in persona.

 Amore in MediadoIl tema non è certo nuovo, probabilmente si pone da che esiste l'uomo, e ne sono testimonianza i milioni di romanzi, saggi, poemi e opere d’arte creati a tal proposito. Tuttavia, la mia esperienza con tante coppie finite nel cortocircuito della crisi, mi fa ritenere che mai come in questa nostra epoca la questione incalzi con una certa urgenza e per cause che non hanno necessariamente a che fare con l'amore.

Oggi, infatti, l'amore sembra attraversato da una condizione di crisi universale che sempre più prescinde dai palpiti del cuore ed è invece fortemente influenzato da una serie di cambiamenti sociali e culturali che, per quanto presentatisi come opportunità benefiche e evolutive, hanno invece finito per determinare una serie di difficoltà da cui, soprattutto le nuove coppie (ma non solo) faticano ad evadere, subendone conseguenze negative e, a volte, anche nefaste.

Sia per quel che concerne il discorso più generico sull'Amore, che per quel che riguarda le sue ricadute pratiche nella vita di ogni giorno, è di fondamentale importanza, allora, osservare come si è trasformato questo bellissimo gioco che da sempre coinvolge e spesso stravolge la nostra specie, unici tra gli animali ad aver tanto sofisticato il processo che volge alla nostra riproduzione da prevedere persino la possibilità di non riprodursi.

Proveremo ad approfondire nei prossimi articoli.


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Mediagire verso la diversità

"Un movimento bilaterale di ognuna delle parti verso la rigidità dell'altra e di ognuna delle parti oltre la propria rigidità, affinché ogni attore del disaccordo com-prenda (prenda, accolga dentro di sé) le diverse rigidità in gioco" ( M.S. Galli, "L'amore alla fine dell'Amore"). 

Così potremmo, in estrema sintesi, circoscrivere la natura profonda della mediazione: un vero e proprio «mediagire» che fa della mediazione un modo -appunto- di agire nei confronti del mondo e dell'Altro, spostandosi nel territorio delle convinzioni altrui e mettendo in discussione, fosse anche per un solo secondo, le proprie convinzioni.

Su "Il Sole 24 Ore" prosegue l'Osservatorio sulla Mediazione Familiare insieme all'avvocato Teresa Laviola.


Diritto 24 - Il sole 24 Ore: Osservatorio sulla Mediazione Familiare.
Continua a leggere qui...
http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/dirittoCivile/2014-10-13/mediazione-famigliare-mediagire-la-diversita--123321.php
"Un movimento bilaterale di ognuna delle parti verso la rigidità dell'altra e di ognuna delle parti oltre la propria rigidità, affinché ogni attore del disaccordo com-prenda (prenda, accolga dentro di sé) le diverse rigidità in gioco" ( M.S. Galli, "L'amore alla fine dell'Amore"). 

Così potremmo, in estrema sintesi, circoscrivere la natura profonda della mediazione: un vero e proprio «mediagire» che fa della mediazione un modo -appunto- di agire nei confronti del mondo e dell'Altro, spostandosi nel territorio delle convinzioni altrui e mettendo in discussione, fosse anche per un solo secondo, le proprie convinzioni.

Su "Il Sole 24 Ore" prosegue l'Osservatorio sulla Mediazione Familiare insieme all'avvocato Teresa Laviola.


Diritto 24 - Il sole 24 Ore: Osservatorio sulla Mediazione Familiare.
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Sesso giocondo

Al di là di tutti gli spiritualismi attraversati nei precedenti post ("Sesso connesso" e "Sesso fecondo") o, forse, proprio tenendone in gran conto, fare l’amore, fare sesso, dovrebbe essere, alla fin fine, un grande e intrigante gioco in cui mi invischio e mi smarrisco nelle braccia dell’Altro travestendomi (metaforicamente parlando ma, volendo, non solo) dai mille personaggi che con lui invento per rinnovare la gioia e la sorpresa dell’incontrarsi e dello stare insieme.

Come da bambini, mi perdo e mi dono nelle fantasie che l’Altro mi evoca e mi per-dono il fatto di giocare a non essere ciò che sono e, forse, proprio per questo, esserlo più profondamente che mai.

Fare sesso, allora, è indossare la nostra maschera più vera, in cui l’essere nudi non dovrebbe esplicitare solo un fatto oggettivo, ma un vero e proprio spogliarsi di tutte le sovrastrutture per indossare un travestimento che, lungi dall'avere il significato spregiativo di inganno cui ci hanno abituati, restituisce, invece, la scena della creatività e della rappresentazione, quell'io così intimo che alberga dentro di noi e che raramente siamo disposti a mostrare, poiché la sua nuda fragilità ci mette in pericolo e, allora, solo alcuni tra molti possono avere il privilegio di condividere con noi la persona che siamo e che spesso nemmeno noi stessi conosciamo veramente. Non a caso i latini, per indicare la maschera teatrale, usavano il vocabolo: personam, ossia per-sona: lo strumento attraverso cui risuonava (per-suona) la voce dell'attore: una maschera che, mentre aiuta a sentirsi nel personaggio, al contempo aiuta a farsi sentire.

Ma quale è, allora, la maschera della sessualità, se non quell'Altro di cui, anche figurativamente parlando, mi vesto; l’Altro che indosso penetrandolo e facendomi penetrare e che mi permette di risuonare diventando davvero persona, perso nel suono della mia melodia più vera?

Ogni rapporto sessuale dovrebbe essere gioco, in quel suo senso più vero e profondo che rimanda ad un agire gratuito e inutile, non utile, senza finalità, se non quella dell’abbandonarsi, proprio come quando si gioca, liberi da ansie e preoccupazioni, sprigionando le nostre esigenze più intime e nascoste, senza pudori e reticenze, alla ricerca di quel suono del nostro godimento che risuoni col godimento dell’Altro.

Purtroppo, questo gioco se raramente si riscontra nell'amore di coppia, come abbiamo più volte sostenuto in questo blog (vedi post), ancor più raramente trova nel sesso il suo compimento e paure, tabù, prescrizioni culturali, desideri antinomici al dono gratuito di sé, hanno la meglio, trasformando il sesso in qualcosa che tanto di più assomiglia a un pos-sesso.
Al di là di tutti gli spiritualismi attraversati nei precedenti post ("Sesso connesso" e "Sesso fecondo") o, forse, proprio tenendone in gran conto, fare l’amore, fare sesso, dovrebbe essere, alla fin fine, un grande e intrigante gioco in cui mi invischio e mi smarrisco nelle braccia dell’Altro travestendomi (metaforicamente parlando ma, volendo, non solo) dai mille personaggi che con lui invento per rinnovare la gioia e la sorpresa dell’incontrarsi e dello stare insieme.

Come da bambini, mi perdo e mi dono nelle fantasie che l’Altro mi evoca e mi per-dono il fatto di giocare a non essere ciò che sono e, forse, proprio per questo, esserlo più profondamente che mai.

Fare sesso, allora, è indossare la nostra maschera più vera, in cui l’essere nudi non dovrebbe esplicitare solo un fatto oggettivo, ma un vero e proprio spogliarsi di tutte le sovrastrutture per indossare un travestimento che, lungi dall'avere il significato spregiativo di inganno cui ci hanno abituati, restituisce, invece, la scena della creatività e della rappresentazione, quell'io così intimo che alberga dentro di noi e che raramente siamo disposti a mostrare, poiché la sua nuda fragilità ci mette in pericolo e, allora, solo alcuni tra molti possono avere il privilegio di condividere con noi la persona che siamo e che spesso nemmeno noi stessi conosciamo veramente. Non a caso i latini, per indicare la maschera teatrale, usavano il vocabolo: personam, ossia per-sona: lo strumento attraverso cui risuonava (per-suona) la voce dell'attore: una maschera che, mentre aiuta a sentirsi nel personaggio, al contempo aiuta a farsi sentire.

Ma quale è, allora, la maschera della sessualità, se non quell'Altro di cui, anche figurativamente parlando, mi vesto; l’Altro che indosso penetrandolo e facendomi penetrare e che mi permette di risuonare diventando davvero persona, perso nel suono della mia melodia più vera?

Ogni rapporto sessuale dovrebbe essere gioco, in quel suo senso più vero e profondo che rimanda ad un agire gratuito e inutile, non utile, senza finalità, se non quella dell’abbandonarsi, proprio come quando si gioca, liberi da ansie e preoccupazioni, sprigionando le nostre esigenze più intime e nascoste, senza pudori e reticenze, alla ricerca di quel suono del nostro godimento che risuoni col godimento dell’Altro.

Purtroppo, questo gioco se raramente si riscontra nell'amore di coppia, come abbiamo più volte sostenuto in questo blog (vedi post), ancor più raramente trova nel sesso il suo compimento e paure, tabù, prescrizioni culturali, desideri antinomici al dono gratuito di sé, hanno la meglio, trasformando il sesso in qualcosa che tanto di più assomiglia a un pos-sesso.

Il Gioco dell'Amore: "Accordarsi"


Dopo la parentesi del convegno "Destinazione famiglia", nel cui intervento ho cercato di sintetizzare molte delle riflessioni che abbiamo condiviso in questo blog, torniamo ora al nostro discorrere ripartendo dal post "D'amore e d'accordo" in cui abbiamo avuto modo di osservare come la capacità di accordarsi (di trovare un accordo che, prima ancora di generare un'intesa, produca un'armonia sinfonica capace di restituire le bellezza che spesso il conflitto minaccia) non ci appartiene per natura, ma va conquistata con un costruttivo e positivo sforzo culturale.


Dopo la parentesi del convegno "Destinazione famiglia", nel cui intervento ho cercato di sintetizzare molte delle riflessioni che abbiamo condiviso in questo blog, torniamo ora al nostro discorrere ripartendo dal post "D'amore e d'accordo" in cui abbiamo avuto modo di osservare come la capacità di accordarsi (di trovare un accordo che, prima ancora di generare un'intesa, produca un'armonia sinfonica capace di restituire le bellezza che spesso il conflitto minaccia) non ci appartiene per natura, ma va conquistata con un costruttivo e positivo sforzo culturale.

Il Gioco dell'Amore: "Confliggere"

Tutti i post sinora pubblicati rappresentano, o si sforzano di rappresentare, una sorta di eserciziario medicamentoso per la cura (il prendersi cura) dell'amore. 

Tuttavia, ci sono esercizi, giochi, le cui regole e modalità vanno forse rese più esplicite. È il caso di uno dei giochi più in uso nella coppia, che la coppia spesso agisce senza sapere che di gioco si tratta, finendo così per viverne solo l'esperienza negativa, a volte persino drammatica e dolorosa, perdendone invece l'aspetto -dicevamo nel post precedente- ri-creativo. Mi riferisco al "gioco del conflitto".

Per giocare a questo gioco, essenziale al benessere di ogni relazione e della relazione di coppia d'amore sopratutto  è fondamentale partire dal presupposto che "la vita è conflitto", nel senso che tutto ciò che è vivente è coinvolto in una qualche dinamica conflittuale attraverso la quale ogni forma viva può coesistere in un ecosistema complesso la cui finalità è la sopravvivenza dell'ecosistema stesso giocato attraverso la capacità, di ognuno di questi viventi, di adattarsi.

Tutti i post sinora pubblicati rappresentano, o si sforzano di rappresentare, una sorta di eserciziario medicamentoso per la cura (il prendersi cura) dell'amore. 

Tuttavia, ci sono esercizi, giochi, le cui regole e modalità vanno forse rese più esplicite. È il caso di uno dei giochi più in uso nella coppia, che la coppia spesso agisce senza sapere che di gioco si tratta, finendo così per viverne solo l'esperienza negativa, a volte persino drammatica e dolorosa, perdendone invece l'aspetto -dicevamo nel post precedente- ri-creativo. Mi riferisco al "gioco del conflitto".

Per giocare a questo gioco, essenziale al benessere di ogni relazione e della relazione di coppia d'amore sopratutto  è fondamentale partire dal presupposto che "la vita è conflitto", nel senso che tutto ciò che è vivente è coinvolto in una qualche dinamica conflittuale attraverso la quale ogni forma viva può coesistere in un ecosistema complesso la cui finalità è la sopravvivenza dell'ecosistema stesso giocato attraverso la capacità, di ognuno di questi viventi, di adattarsi.

Coniugare l'amore: tempo futuro


Nel post "La verità delle menzogne" concludevamo le nostre riflessioni elevando la finzione, la creatività quali elementi essenziali per la coesione della coppia e la sua possibilità di superare quella crisi che normalmente giunge a minarla quando il passato dei partner, con la sua carica seduttiva, si è esaurito e, potremmo dire, nulla o poco rimane da mangiare per nutrirsi.

Questa necessaria intrusione dell'elemento immaginario, creativo, sposta la coniugazione dell'amore dal passato al futuro. 


Nel post "La verità delle menzogne" concludevamo le nostre riflessioni elevando la finzione, la creatività quali elementi essenziali per la coesione della coppia e la sua possibilità di superare quella crisi che normalmente giunge a minarla quando il passato dei partner, con la sua carica seduttiva, si è esaurito e, potremmo dire, nulla o poco rimane da mangiare per nutrirsi.

Questa necessaria intrusione dell'elemento immaginario, creativo, sposta la coniugazione dell'amore dal passato al futuro. 

 
amoreCiao Copyright © 2012 by Massimo Silvano Galli