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L'Amore cura... può curare

L'amore cura.
Così mi piace sintetizzare il senso di questo viaggio, iniziato ormai tanti post or sono, attorno all'amore di coppia in cui, articolo dopo articolo, stiamo cercando di analizzare la possibilità di comprendere cos'è questa bellissima e misteriosa cosa che chiamiamo "amore", per imparare a curarlo quando entra nella spirale della crisi, oppure ne annusa la possibile presenza, o solo pretende di essere preventivamente accudito affinché la crisi non si prospetti all'orizzonte.

Lo diceva già il nostro divino Dante, “l'amor che move il sole e l’altre stelle” , e se move il sole e le stelle, figuriamoci cosa può combinare a degli esserini mortali come siamo noi...

L'amore ci coinvolge, ci travolge e, come bene sappiamo, può diventare la nostra benedizione o la nostra maledizione -e non solo per quel che riguarda la stretta relazione di coppia.

Quando l'amore non c'è o è in crisi, anche tutta la nostra vita ne risente e, esposta alle intemperie di emozioni dolorose, palesa tutte quelle fragilità che, invece, il pulsare del cuore innamorato protegge con la forza del «noi» -quella forza che l'«io» non possiede e proprio per questo cerca nel «noi» di far fronte alle sue mancanze.

Insomma, quando amiamo e siamo amati la vita, anche nelle situazioni più difficili, se non sorride, agita almeno la bandiera della speranza e del conforto, dell'accoglienza.

 Amore in MediadoCon questa importante ovvietà (un po' da bacio perugina) voglio dunque nuovamente sottolineare il tema principe di questo blog: la possibilità che l'Altro che mi ama si faccia artefice della mia cura, diventando la panacea del mio malessere e, proprio in virtù del suo amore, mi presti le sue premure -anche laddove questo amore si sia trasformato passando dalla forma coniugale alla forma amicale o cooperativa (come -ad esempio- nei più riusciti percorsi di mediazione famigliare), ma soprattutto, laddove l'amore è ancora vivo e solo soffre nel sentirsi ostacolato da una delle tante difficoltà che la vita ci riserva.

In tutti questi anni di attività clinica, ho sperimentato, su centinaia di casi e con successo, questo processo in cui l'amore diviene vero e proprio medicamento capace di risolvere complesse problematiche, anche individuali, che magari persistevano da anni.

Uomini e donne che giungevano in studio rivendicando una crisi che, alla prova dell'analisi, si dimostrava solamente il frutto di una difficoltà che non era stata né capita né accolta: a volte perché non presente alla consapevolezza del soggetto in disagio, a volte perché malamente comunicata con la pretesa che l'Altro dovesse comprendere a prescindere, a volte perché rafforzata da reciproci inadeguati atteggiamenti. Ma, comunque, in ogni caso, agente.

Poi, come in ogni crisi, il malessere non controllato si insidia come un virus cui ognuno cerca (anche in buona fede) di apportare la propria ricetta e, attraverso ripetute tentate soluzioni, non sempre pensate come tali, finisce, invece, per peggiorare la situazione, ingarbugliando tanto il gomitolo che si fatica a trovare il bandolo e si imputa alla fine dell'amore un problema che, invece, originava altrove.

Certo, a volte si arriva troppo tardi, e niente e nessuno può ritrovare il capo di un filo così malamente aggrovigliato in cui l'amore è rimasto imprigionato fino a soffocare. Ma, se la coppia, con buona lungimiranza, riesce a farsi aiutare in tempo, allora tanto si può (e forse si deve) davvero fare.



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L'amore cura.
Così mi piace sintetizzare il senso di questo viaggio, iniziato ormai tanti post or sono, attorno all'amore di coppia in cui, articolo dopo articolo, stiamo cercando di analizzare la possibilità di comprendere cos'è questa bellissima e misteriosa cosa che chiamiamo "amore", per imparare a curarlo quando entra nella spirale della crisi, oppure ne annusa la possibile presenza, o solo pretende di essere preventivamente accudito affinché la crisi non si prospetti all'orizzonte.

Lo diceva già il nostro divino Dante, “l'amor che move il sole e l’altre stelle” , e se move il sole e le stelle, figuriamoci cosa può combinare a degli esserini mortali come siamo noi...

L'amore ci coinvolge, ci travolge e, come bene sappiamo, può diventare la nostra benedizione o la nostra maledizione -e non solo per quel che riguarda la stretta relazione di coppia.

Quando l'amore non c'è o è in crisi, anche tutta la nostra vita ne risente e, esposta alle intemperie di emozioni dolorose, palesa tutte quelle fragilità che, invece, il pulsare del cuore innamorato protegge con la forza del «noi» -quella forza che l'«io» non possiede e proprio per questo cerca nel «noi» di far fronte alle sue mancanze.

Insomma, quando amiamo e siamo amati la vita, anche nelle situazioni più difficili, se non sorride, agita almeno la bandiera della speranza e del conforto, dell'accoglienza.

 Amore in MediadoCon questa importante ovvietà (un po' da bacio perugina) voglio dunque nuovamente sottolineare il tema principe di questo blog: la possibilità che l'Altro che mi ama si faccia artefice della mia cura, diventando la panacea del mio malessere e, proprio in virtù del suo amore, mi presti le sue premure -anche laddove questo amore si sia trasformato passando dalla forma coniugale alla forma amicale o cooperativa (come -ad esempio- nei più riusciti percorsi di mediazione famigliare), ma soprattutto, laddove l'amore è ancora vivo e solo soffre nel sentirsi ostacolato da una delle tante difficoltà che la vita ci riserva.

In tutti questi anni di attività clinica, ho sperimentato, su centinaia di casi e con successo, questo processo in cui l'amore diviene vero e proprio medicamento capace di risolvere complesse problematiche, anche individuali, che magari persistevano da anni.

Uomini e donne che giungevano in studio rivendicando una crisi che, alla prova dell'analisi, si dimostrava solamente il frutto di una difficoltà che non era stata né capita né accolta: a volte perché non presente alla consapevolezza del soggetto in disagio, a volte perché malamente comunicata con la pretesa che l'Altro dovesse comprendere a prescindere, a volte perché rafforzata da reciproci inadeguati atteggiamenti. Ma, comunque, in ogni caso, agente.

Poi, come in ogni crisi, il malessere non controllato si insidia come un virus cui ognuno cerca (anche in buona fede) di apportare la propria ricetta e, attraverso ripetute tentate soluzioni, non sempre pensate come tali, finisce, invece, per peggiorare la situazione, ingarbugliando tanto il gomitolo che si fatica a trovare il bandolo e si imputa alla fine dell'amore un problema che, invece, originava altrove.

Certo, a volte si arriva troppo tardi, e niente e nessuno può ritrovare il capo di un filo così malamente aggrovigliato in cui l'amore è rimasto imprigionato fino a soffocare. Ma, se la coppia, con buona lungimiranza, riesce a farsi aiutare in tempo, allora tanto si può (e forse si deve) davvero fare.



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AmoreCiao: Website Award 2014

Condivido con i numerosi lettori di questo blog e con le ormai centinaia di iscritti alla newsletter, il premio Website Award 2014 che il prestigioso portale Kijiji ha voluto dedicare proprio ad AmoreCiao.

Una segnalazione importante che sottolinea, come abbiamo più volte descritto proprio in queste pagine, l'urgenza di un tema troppo spesso ridotto a strumento di consumo e chiacchiera da salotto. Non perché non vi possa essere un discorso frivolo sull'amore, anzi; ma perché questa leggerezza, non ha saputo restituite, insieme all'evasività, quella necessaria attenzione e consapevolezza che oggi le storie d'amore necessitano per non logorarsi rapidamente sotto i colpi di una crisi che, spessissimo, non ha nulla a che fare con l'amore per l'Altro, ma riguarda una vera e propria incapacità di amare nel gorgo di questa nostra contemporaneità.

L'esperienza clinica ci ha reso, invece, consapevoli della necessità di lavorare alla diffusione di una (invasiva) "pedagogia dell’amore di coppia" che si configuri come percorso-dispositivo non solo per affrontare la "crisi d'amore" ma anche, e forse soprattutto: per anticiparla, prevenirla e, potenzialmente, per fare davvero di ogni amore una storia vissuta, fino in fondo ai suoi confini e oltre i suoi confini, con pienezza, rispetto, consapevolezza, ossia con quella partecipazione capace di generare un produttivo benessere evolutivo per ognuno degli attori che vi sono coinvolti -ivi compresi gli eventuali minori.

In questo senso, credo che il riconoscimento di Kijiji possa essere un altro importante segnale, insieme alla recente presenza sul Sole 24 Ore, per tessere e diffondere questo sguardo sull'amore, affinché sempre più coppie possano evitare di cadere nella crisi conflittuale e distruttiva, riaprendo tra i coniugi, gli amanti, i partner, i genitori, una comunicazione che si è interrotta, chiarendo i veri problemi che mettono a rischio l'unione, promuovendo le risorse dei singoli e della coppia, risolvendo le situazioni di conflitto, accompagnando entrambi verso una risoluzione serena della crisi, sia che guardi ad un nuova vita insieme, sia che guardi alla separazione.


Condivido con i numerosi lettori di questo blog e con le ormai centinaia di iscritti alla newsletter, il premio Website Award 2014 che il prestigioso portale Kijiji ha voluto dedicare proprio ad AmoreCiao.

Una segnalazione importante che sottolinea, come abbiamo più volte descritto proprio in queste pagine, l'urgenza di un tema troppo spesso ridotto a strumento di consumo e chiacchiera da salotto. Non perché non vi possa essere un discorso frivolo sull'amore, anzi; ma perché questa leggerezza, non ha saputo restituite, insieme all'evasività, quella necessaria attenzione e consapevolezza che oggi le storie d'amore necessitano per non logorarsi rapidamente sotto i colpi di una crisi che, spessissimo, non ha nulla a che fare con l'amore per l'Altro, ma riguarda una vera e propria incapacità di amare nel gorgo di questa nostra contemporaneità.

L'esperienza clinica ci ha reso, invece, consapevoli della necessità di lavorare alla diffusione di una (invasiva) "pedagogia dell’amore di coppia" che si configuri come percorso-dispositivo non solo per affrontare la "crisi d'amore" ma anche, e forse soprattutto: per anticiparla, prevenirla e, potenzialmente, per fare davvero di ogni amore una storia vissuta, fino in fondo ai suoi confini e oltre i suoi confini, con pienezza, rispetto, consapevolezza, ossia con quella partecipazione capace di generare un produttivo benessere evolutivo per ognuno degli attori che vi sono coinvolti -ivi compresi gli eventuali minori.

In questo senso, credo che il riconoscimento di Kijiji possa essere un altro importante segnale, insieme alla recente presenza sul Sole 24 Ore, per tessere e diffondere questo sguardo sull'amore, affinché sempre più coppie possano evitare di cadere nella crisi conflittuale e distruttiva, riaprendo tra i coniugi, gli amanti, i partner, i genitori, una comunicazione che si è interrotta, chiarendo i veri problemi che mettono a rischio l'unione, promuovendo le risorse dei singoli e della coppia, risolvendo le situazioni di conflitto, accompagnando entrambi verso una risoluzione serena della crisi, sia che guardi ad un nuova vita insieme, sia che guardi alla separazione.


Alla fine senza fine dell'amore

Oltre un anno or sono iniziavano questo blog stimolati dalla volontà di dare spazio a un possibile "discorso sull'amore" entro quella inusitata arena (paradossalmente inusitata) che è la mediazione familiare, arena in cui denunciavamo la pressoché totale assenza (appunto paradossale) di questo discorso, in un luogo in cui l'amore dovrebbe, invece, farla da padrone, proprio perché luogo deputato a cercare di risolvere: i conflitti, le paure, i rancori, le fatiche di un sentimento che si è perduto e che solo nella scoperta di un nuovo amore si può ritrovare...

Un "amore diverso", lo chiamammo allora, ossia un amore non necessariamente coniugale, ma in grado di risorgere dalle sue ceneri per ristabilire una relazione che (di nuovo insieme o separati) possa lanciare entrambi i partner in una nuova vita in cui regni il benessere -a maggior ragione se l'amore pregresso ha generato un figlio trasformando ogni incontro in un legame perenne che si fa carne in quella creatura terza.

Abbiamo così cercato di sviscerare alcune riflessioni intorno a questo infinito discorso (tanto infinito da riempire la quasi totalità del riflettere umano), provando a fare emergere quelle situazioni che determinano oggi una fragilità dell'amore come mai si era vista prima; fragilità su cui, a nostro avviso, è fondamentale intervenire con opportuni dispositivi: di prevenzione della crisi (mediazione pre-coniugale), di risoluzione della crisi (mediazione coniugale) e di riduzione dei possibili danni della crisi (mediazione familiare).

Ora, dopo oltre un anno di questo girovagare tra i pianeti dell'amore, questo blog chiude i battenti (non perché non ci sia altro da dire sull'amore, anzi, ma perché come tutte le belle storie d'amore anche questa deve finire con un "vissero felici e contenti" che annunci il principio di un nuovo inizio -di cui daremo informazioni nel prossimo post) tornando all'origine del suo elucubrare: la mediazione -appunto- quale possibile strumento per affrontare e risolvere le crisi d'amore sia in veste preventiva, che ricostruttiva o separativa.

Così, alla fine di questo blog, come alla fine senza fine di tutti i possibili discorsi sull'amore, crediamo sia opportuno ridimensionare il peso di ogni affermazione, di ogni presunta teoria, di ogni roboante assolutismo (che anche in questo blog non sono mancati) per fare risaltare la sola verità possibile: quella di ogni amore nella sua unicità, quell'amore comunque irripetibile, determinato da quella coppia (quella e solo quella) che nel qui e ora di ogni osservazione diventa "La Coppia": non riducibile a nessun'altra.

Di fronte alla coppia vera e in carne e ossa, tutti i cliché sull'amore, tutte le riflessioni, tutte le possibili elucubrazioni, tutte le teorie, comprese quelle qui stilate, devono, in qualche modo, essere messe da parte, presenti ma al contempo dimenticate.

Ed è proprio questa la specificità della mediazione: entrare nel contesto della coppia rifiutando il rigore dell’oggettivazione, mettendosi in gioco, per così dire, “senza memoria”, agendo, cioè, sempre al presente vivo della scena in atto, così da abbracciare, per davvero, le soggettività che sono coinvolte insieme alle parziali verità che le spingono ad agire e ai saperi profondi che le muovono e dai quali è indispensabile partire affinché, ogni possibile soluzione, sia la loro soluzione e non un qualsiasi medicamento standardizzato valido per tutti e per nessuno.

Il mediatore, senza scienza e senza sapere, si esenta, così, non solo dal fornire qualsiasi diagnosi tesa a evidenziare disturbi, patologie e persino tassonomie che svierebbero il suo mandato, ma anche dal proporre qualsiasi interpretazione, valutazione o consiglio, per quanto sollecitato dal desiderio (sempre vivo nella coppia) di evitare la fatica del cambiamento abbracciando le soluzioni (solo apparentemente solutive) dell'esperto di turno; poiché il mandato del mediatore non è, per l’appunto, interpretativo ma dispiegativo di ogni materialità che contestualizza e dà senso all'oggetto in esame permettendo di cogliere la pienezza dell’esperienza che produce e di interrogarsi sulla possibile tras-formazione delle parti, ossia sulle potenzialità latenti o manifeste attraverso le quali affrontare, a partire dal contesto, la crisi e, da lì, ogni eventuale cambiamento.

Lo spazio della mediazione così orientato, si presta allora a divenire davvero, e fuor d’ogni retorica, il luogo dove l’io impara a cercare nel tu le ragioni di un proprio se stesso che si trovano nell'incondizionata consegna di sé a quella alterità che incrina la nostra identità, non per evadere dalla nostra solitudine, né per fondersi con l'identità dell'Altro, ma per aprirla a ciò che noi ancora non siamo; quel non-siamo con cui è salvifico giocare per scoprire in ogni gesto il miracolo della stupefazione.

Buona stupefazione a tutti...


Oltre un anno or sono iniziavano questo blog stimolati dalla volontà di dare spazio a un possibile "discorso sull'amore" entro quella inusitata arena (paradossalmente inusitata) che è la mediazione familiare, arena in cui denunciavamo la pressoché totale assenza (appunto paradossale) di questo discorso, in un luogo in cui l'amore dovrebbe, invece, farla da padrone, proprio perché luogo deputato a cercare di risolvere: i conflitti, le paure, i rancori, le fatiche di un sentimento che si è perduto e che solo nella scoperta di un nuovo amore si può ritrovare...

Un "amore diverso", lo chiamammo allora, ossia un amore non necessariamente coniugale, ma in grado di risorgere dalle sue ceneri per ristabilire una relazione che (di nuovo insieme o separati) possa lanciare entrambi i partner in una nuova vita in cui regni il benessere -a maggior ragione se l'amore pregresso ha generato un figlio trasformando ogni incontro in un legame perenne che si fa carne in quella creatura terza.

Abbiamo così cercato di sviscerare alcune riflessioni intorno a questo infinito discorso (tanto infinito da riempire la quasi totalità del riflettere umano), provando a fare emergere quelle situazioni che determinano oggi una fragilità dell'amore come mai si era vista prima; fragilità su cui, a nostro avviso, è fondamentale intervenire con opportuni dispositivi: di prevenzione della crisi (mediazione pre-coniugale), di risoluzione della crisi (mediazione coniugale) e di riduzione dei possibili danni della crisi (mediazione familiare).

Ora, dopo oltre un anno di questo girovagare tra i pianeti dell'amore, questo blog chiude i battenti (non perché non ci sia altro da dire sull'amore, anzi, ma perché come tutte le belle storie d'amore anche questa deve finire con un "vissero felici e contenti" che annunci il principio di un nuovo inizio -di cui daremo informazioni nel prossimo post) tornando all'origine del suo elucubrare: la mediazione -appunto- quale possibile strumento per affrontare e risolvere le crisi d'amore sia in veste preventiva, che ricostruttiva o separativa.

Così, alla fine di questo blog, come alla fine senza fine di tutti i possibili discorsi sull'amore, crediamo sia opportuno ridimensionare il peso di ogni affermazione, di ogni presunta teoria, di ogni roboante assolutismo (che anche in questo blog non sono mancati) per fare risaltare la sola verità possibile: quella di ogni amore nella sua unicità, quell'amore comunque irripetibile, determinato da quella coppia (quella e solo quella) che nel qui e ora di ogni osservazione diventa "La Coppia": non riducibile a nessun'altra.

Di fronte alla coppia vera e in carne e ossa, tutti i cliché sull'amore, tutte le riflessioni, tutte le possibili elucubrazioni, tutte le teorie, comprese quelle qui stilate, devono, in qualche modo, essere messe da parte, presenti ma al contempo dimenticate.

Ed è proprio questa la specificità della mediazione: entrare nel contesto della coppia rifiutando il rigore dell’oggettivazione, mettendosi in gioco, per così dire, “senza memoria”, agendo, cioè, sempre al presente vivo della scena in atto, così da abbracciare, per davvero, le soggettività che sono coinvolte insieme alle parziali verità che le spingono ad agire e ai saperi profondi che le muovono e dai quali è indispensabile partire affinché, ogni possibile soluzione, sia la loro soluzione e non un qualsiasi medicamento standardizzato valido per tutti e per nessuno.

Il mediatore, senza scienza e senza sapere, si esenta, così, non solo dal fornire qualsiasi diagnosi tesa a evidenziare disturbi, patologie e persino tassonomie che svierebbero il suo mandato, ma anche dal proporre qualsiasi interpretazione, valutazione o consiglio, per quanto sollecitato dal desiderio (sempre vivo nella coppia) di evitare la fatica del cambiamento abbracciando le soluzioni (solo apparentemente solutive) dell'esperto di turno; poiché il mandato del mediatore non è, per l’appunto, interpretativo ma dispiegativo di ogni materialità che contestualizza e dà senso all'oggetto in esame permettendo di cogliere la pienezza dell’esperienza che produce e di interrogarsi sulla possibile tras-formazione delle parti, ossia sulle potenzialità latenti o manifeste attraverso le quali affrontare, a partire dal contesto, la crisi e, da lì, ogni eventuale cambiamento.

Lo spazio della mediazione così orientato, si presta allora a divenire davvero, e fuor d’ogni retorica, il luogo dove l’io impara a cercare nel tu le ragioni di un proprio se stesso che si trovano nell'incondizionata consegna di sé a quella alterità che incrina la nostra identità, non per evadere dalla nostra solitudine, né per fondersi con l'identità dell'Altro, ma per aprirla a ciò che noi ancora non siamo; quel non-siamo con cui è salvifico giocare per scoprire in ogni gesto il miracolo della stupefazione.

Buona stupefazione a tutti...


Li-miti dell'Amore: il Mito dell'indipendenza


Tra i vari li-miti dell'amore contemporaneo, che nel post precedente abbiamo cercato di confinare descrivendone il senso e la provenienza, uno di quelli che maggiormente minano le coppie odierne è, a mio avviso, quello dell’indipendenza o, meglio, di una indipendenza male educata che, cioè, ha smarrito quell'equilibrio instabile su cui si regge la sua costruttiva configurazione, quell'equilibrio che si giostra tra autonomia e dipendenza e prende il nome di “interdipendenza”, condizione in cui entrambe le parti in gioco si dimostrano capaci di vivere, con benessere, i momenti di separazione riconoscendo i bisogni dell’Altro e operando in funzione del ricongiungimento.

Oggi, invece, il concetto di indipendenza nella coppia è spesso confuso con la volontà di essere e fare ciò che si vuole, anziché con la voglia di condividersi con l’Altro intrecciando con lui le proprie esperienze. Allo stesso tempo, lavorano in questo senso anche fantasmi più mefistofelici (di cui non mancheremo di occuparci nei prossimi post) dove la dipendenza dall’Altro è associata con l’annullamento nell’Altro.


Tra i vari li-miti dell'amore contemporaneo, che nel post precedente abbiamo cercato di confinare descrivendone il senso e la provenienza, uno di quelli che maggiormente minano le coppie odierne è, a mio avviso, quello dell’indipendenza o, meglio, di una indipendenza male educata che, cioè, ha smarrito quell'equilibrio instabile su cui si regge la sua costruttiva configurazione, quell'equilibrio che si giostra tra autonomia e dipendenza e prende il nome di “interdipendenza”, condizione in cui entrambe le parti in gioco si dimostrano capaci di vivere, con benessere, i momenti di separazione riconoscendo i bisogni dell’Altro e operando in funzione del ricongiungimento.

Oggi, invece, il concetto di indipendenza nella coppia è spesso confuso con la volontà di essere e fare ciò che si vuole, anziché con la voglia di condividersi con l’Altro intrecciando con lui le proprie esperienze. Allo stesso tempo, lavorano in questo senso anche fantasmi più mefistofelici (di cui non mancheremo di occuparci nei prossimi post) dove la dipendenza dall’Altro è associata con l’annullamento nell’Altro.

La giusta distanza


Arthur Schopenhauer, nel suo “Parerga e paralipomena”, racconta la breve storiella di due porcospini che s'incontrano in un giorno d'inverno. Fa molto freddo e i due, per evitare di morire assiderati, decidono di accoccolarsi l'uno all'altro ma, appena ci provano, le spine che contornano i loro corpi ecco che producono un tale dolore da costringerli ad allontanarsi. Tuttavia, sta arrivando la notte, il freddo aumenta, e il bisogno di scaldarsi li porta nuovamente a cercare ognuno il calore dell'altro. Questa volta il dolore è così intenso, che i due fanno un balzo all'indietro, ma non demordono. Ci riprovano: ancora e ancora e, piano piano, trovano una distanza adeguata: la migliore, affinché dolore e piacere siano sufficientemente commisurati in una giusta dose di ben-essere.

Ecco una bella metafora del lavoro del mediatore familiare: aiutare la coppia in crisi a trovare la giusta distanza affinché dolore e piacere siano sufficientemente commisurati in una giusta dose di ben-essere.


Arthur Schopenhauer, nel suo “Parerga e paralipomena”, racconta la breve storiella di due porcospini che s'incontrano in un giorno d'inverno. Fa molto freddo e i due, per evitare di morire assiderati, decidono di accoccolarsi l'uno all'altro ma, appena ci provano, le spine che contornano i loro corpi ecco che producono un tale dolore da costringerli ad allontanarsi. Tuttavia, sta arrivando la notte, il freddo aumenta, e il bisogno di scaldarsi li porta nuovamente a cercare ognuno il calore dell'altro. Questa volta il dolore è così intenso, che i due fanno un balzo all'indietro, ma non demordono. Ci riprovano: ancora e ancora e, piano piano, trovano una distanza adeguata: la migliore, affinché dolore e piacere siano sufficientemente commisurati in una giusta dose di ben-essere.

Ecco una bella metafora del lavoro del mediatore familiare: aiutare la coppia in crisi a trovare la giusta distanza affinché dolore e piacere siano sufficientemente commisurati in una giusta dose di ben-essere.

 
amoreCiao Copyright © 2012 by Massimo Silvano Galli