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Li-miti dell'Amore: il Mito della (con)-fusione

Sulla sponda apparentemente opposta della mitologia che abbiamo cercato di descrivere nel post "Il mito dell'indipendenza" sembra permanere un atteggiamento più vetusto, una tempo tanto più frequente, soprattutto tra le donne che ne erano, in diversi modi, soggiogate, ma che, anche oggi, non è meno ricorrente e, certamente, non meno fallimentare, tanto da aver compromesso fortemente anche il genere maschile.

Si tratta del tentativo di sagomarsi ai desiderata dell’Altro, fino a diventare come presumiamo che l’Altro ci vuole.
Sulla sponda apparentemente opposta della mitologia che abbiamo cercato di descrivere nel post "Il mito dell'indipendenza" sembra permanere un atteggiamento più vetusto, una tempo tanto più frequente, soprattutto tra le donne che ne erano, in diversi modi, soggiogate, ma che, anche oggi, non è meno ricorrente e, certamente, non meno fallimentare, tanto da aver compromesso fortemente anche il genere maschile.

Si tratta del tentativo di sagomarsi ai desiderata dell’Altro, fino a diventare come presumiamo che l’Altro ci vuole.

Li-miti dell'Amore: il Mito dell'indipendenza


Tra i vari li-miti dell'amore contemporaneo, che nel post precedente abbiamo cercato di confinare descrivendone il senso e la provenienza, uno di quelli che maggiormente minano le coppie odierne è, a mio avviso, quello dell’indipendenza o, meglio, di una indipendenza male educata che, cioè, ha smarrito quell'equilibrio instabile su cui si regge la sua costruttiva configurazione, quell'equilibrio che si giostra tra autonomia e dipendenza e prende il nome di “interdipendenza”, condizione in cui entrambe le parti in gioco si dimostrano capaci di vivere, con benessere, i momenti di separazione riconoscendo i bisogni dell’Altro e operando in funzione del ricongiungimento.

Oggi, invece, il concetto di indipendenza nella coppia è spesso confuso con la volontà di essere e fare ciò che si vuole, anziché con la voglia di condividersi con l’Altro intrecciando con lui le proprie esperienze. Allo stesso tempo, lavorano in questo senso anche fantasmi più mefistofelici (di cui non mancheremo di occuparci nei prossimi post) dove la dipendenza dall’Altro è associata con l’annullamento nell’Altro.


Tra i vari li-miti dell'amore contemporaneo, che nel post precedente abbiamo cercato di confinare descrivendone il senso e la provenienza, uno di quelli che maggiormente minano le coppie odierne è, a mio avviso, quello dell’indipendenza o, meglio, di una indipendenza male educata che, cioè, ha smarrito quell'equilibrio instabile su cui si regge la sua costruttiva configurazione, quell'equilibrio che si giostra tra autonomia e dipendenza e prende il nome di “interdipendenza”, condizione in cui entrambe le parti in gioco si dimostrano capaci di vivere, con benessere, i momenti di separazione riconoscendo i bisogni dell’Altro e operando in funzione del ricongiungimento.

Oggi, invece, il concetto di indipendenza nella coppia è spesso confuso con la volontà di essere e fare ciò che si vuole, anziché con la voglia di condividersi con l’Altro intrecciando con lui le proprie esperienze. Allo stesso tempo, lavorano in questo senso anche fantasmi più mefistofelici (di cui non mancheremo di occuparci nei prossimi post) dove la dipendenza dall’Altro è associata con l’annullamento nell’Altro.

 
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