Nel post "Perdere se stessi" abbiamo ragionato attorno a quella dimensione energetica, generativa e rigenerativa dell'amore che si configura nella ricerca dell'Altro non (come spesso sembra suggerirci il luogo comune) quale catalizzatore di sicurezze, specchio in cui riflettere la mia identità come io la credo e la esercito, affinché l'immagine che ho di me ne venga confermata, ma -paradossalmente- come labirinto in cui smarrirsi, stimolo all'incontro con tutto ciò che, diverso da me, in potenza o in latenza, comunque mi abita, fosse solo perché l'incontro con l'Altro l'ha fecondato.
Nel post "Perdere se stessi" abbiamo ragionato attorno a quella dimensione energetica, generativa e rigenerativa dell'amore che si configura nella ricerca dell'Altro non (come spesso sembra suggerirci il luogo comune) quale catalizzatore di sicurezze, specchio in cui riflettere la mia identità come io la credo e la esercito, affinché l'immagine che ho di me ne venga confermata, ma -paradossalmente- come labirinto in cui smarrirsi, stimolo all'incontro con tutto ciò che, diverso da me, in potenza o in latenza, comunque mi abita, fosse solo perché l'incontro con l'Altro l'ha fecondato.