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Coniugare l'amore: tempo gerundio


Uscire dal giogo di questo desiderio malato, di questo amore malato, come oramai abbiamo detto più volte, significa presentificare l'amore, coniugandolo però in un particolare tempo della lingua (non solo italiana) che non è il presente, non è il passato e non è il futuro, bensì... il gerundio.

Il gerundio, infatti, mette in moto il presente: traccia una sorta di linea che sembra partire da quell'altrove che chiamiamo passato e lanciarsi verso quel laggiù che chiamiamo futuro indicandone la direzione.


Uscire dal giogo di questo desiderio malato, di questo amore malato, come oramai abbiamo detto più volte, significa presentificare l'amore, coniugandolo però in un particolare tempo della lingua (non solo italiana) che non è il presente, non è il passato e non è il futuro, bensì... il gerundio.

Il gerundio, infatti, mette in moto il presente: traccia una sorta di linea che sembra partire da quell'altrove che chiamiamo passato e lanciarsi verso quel laggiù che chiamiamo futuro indicandone la direzione.

Passione e Matrimonio


Con troppa facile ingenuità siamo abituati a pensare che amore coniugale e passione (desiderio), dimorino naturalmente sotto lo stesso tetto, ma, in verità, l'amore coniugale vuole ciò che il desiderio respinge e difficilmente è dato, se non per il breve periodo dell’innamoramento (settimane? mesi? tre/quattro anni, come dicono i biochimici dell’amore?), di fare esperienza di questi due sentimenti insieme.


Con troppa facile ingenuità siamo abituati a pensare che amore coniugale e passione (desiderio), dimorino naturalmente sotto lo stesso tetto, ma, in verità, l'amore coniugale vuole ciò che il desiderio respinge e difficilmente è dato, se non per il breve periodo dell’innamoramento (settimane? mesi? tre/quattro anni, come dicono i biochimici dell’amore?), di fare esperienza di questi due sentimenti insieme.

Coniugare l'amore: tempo presente


“Ogni uomo,” scriveva il grande poeta Kahlil Gibran, “ama due donne: l'una l'ha creata dalla sua immaginazione, l'altra deve ancora nascere” (stesso dicasi, ovviamente, per le donne nei confronti dei maschietti). 
Con questa ironia Gibran ci aiuta a comprendere il valore eminentemente immaginifico dell'amore, la sua essenza irrimediabilmente proiettiva con cui ogni innamorato investe l'amato, almeno finché il gioco del "come tu mi vuoi" o del "come tu vuoi che io ti voglia", regge lo sforzo della reciproca volontà di soddisfarsi, accogliersi, desiderarsi...


“Ogni uomo,” scriveva il grande poeta Kahlil Gibran, “ama due donne: l'una l'ha creata dalla sua immaginazione, l'altra deve ancora nascere” (stesso dicasi, ovviamente, per le donne nei confronti dei maschietti). 
Con questa ironia Gibran ci aiuta a comprendere il valore eminentemente immaginifico dell'amore, la sua essenza irrimediabilmente proiettiva con cui ogni innamorato investe l'amato, almeno finché il gioco del "come tu mi vuoi" o del "come tu vuoi che io ti voglia", regge lo sforzo della reciproca volontà di soddisfarsi, accogliersi, desiderarsi...

 
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