Dopo la parentesi sulla mediazione coniugale, presentata al World Mediation Forum di Valencia, torniamo alle riflessioni che avevamo abbandonate nel post "Il gioco dell'Amore: vincere entrambi".
Il primo passaggio per accedere a un sano e costruttivo rapporto di coppia capace di alimentarsi e crescere attraverso la benefica energia del conflitto ("L'amore non è bello se non è litigarello" diremmo, approfittando della coincisa saggezza millenaria dei proverbi), è quello di accettare che io non sono l'Altro, che l'Altro non deve diventare me, e che, invece, la nostra forza e bellezza sta proprio nel costruire, giorno dopo giorno, un qualcosa che da soli non potremmo mai fare: quel terzo che spesso confluisce nella carnalità di un figlio, ma che è (anzi: dovrebbe essere), soprattutto e prima di tutto, quello sguardo terzo che insieme possiamo posare sulle cose del mondo per raccontarcele in un modo unico che io e te da soli non potremmo mai dire, come io e te da soli non potremmo mai fare e, attraverso questo sguardo, com-prendere (accogliere in noi) qualcosa in più di me e di te e di ciò che ci circonda, camminando verso quella condizione, che alcuni chiamano "beatitudine", che dimora proprio nella comprensione.
Dopo la parentesi sulla mediazione coniugale, presentata al World Mediation Forum di Valencia, torniamo alle riflessioni che avevamo abbandonate nel post "Il gioco dell'Amore: vincere entrambi".
Il primo passaggio per accedere a un sano e costruttivo rapporto di coppia capace di alimentarsi e crescere attraverso la benefica energia del conflitto ("L'amore non è bello se non è litigarello" diremmo, approfittando della coincisa saggezza millenaria dei proverbi), è quello di accettare che io non sono l'Altro, che l'Altro non deve diventare me, e che, invece, la nostra forza e bellezza sta proprio nel costruire, giorno dopo giorno, un qualcosa che da soli non potremmo mai fare: quel terzo che spesso confluisce nella carnalità di un figlio, ma che è (anzi: dovrebbe essere), soprattutto e prima di tutto, quello sguardo terzo che insieme possiamo posare sulle cose del mondo per raccontarcele in un modo unico che io e te da soli non potremmo mai dire, come io e te da soli non potremmo mai fare e, attraverso questo sguardo, com-prendere (accogliere in noi) qualcosa in più di me e di te e di ciò che ci circonda, camminando verso quella condizione, che alcuni chiamano "beatitudine", che dimora proprio nella comprensione.