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Unlove Tour: Mapello

Venerdì 11 aprile 2014. presso il centro NoiMediamo di Mapello (Bg), ho avuto il piacere di presentare il libro "L'Amore alla Fine dell'Amore" da cui -come ormai i lettori ben sanno- prende abbrivio questo blog.

Ancora una volta è stata l'occasione per riflettere sugli amori contemporanei, le loro crisi e i loro rimedi, alla luce delle ormai centinaia di esperienze cliniche maturate non solo con le coppie in crisi, ma anche -più genericamente- con le famiglie, che pure da coppie sono formate e le cui difficoltà con i figli non sono spesso esenti da problematiche che, invece, riguardano la coppia.


Ciò significa che per comprendere il campo del "discorso sull'amore" dobbiamo, a mio avviso, allargare le nostre riflessioni al contesto epocale in cui viviamo che, a mio avviso, possiamo ugualmente definire: “dell'amore alla fine dell'amore”, denunciando cioè come l'amore, almeno per come lo conosciamo e pratichiamo, è arrivato oggi al suo capolinea e necessita quindi di una riconfigurazione che ci aiuti meglio a comprendere cosa è diventato e come poterne adeguatamente fruire.

In questa indagine oltre i confini della crisi di coppia in quanto tale, molte cose vengono alla luce, cose apparentemente lontane dall'amore coniugale ma che, di fatto, lo contaminano e lo determinano.

Abbiamo già avuto modo di delineare le riflessioni scaturite lo scorso venerdì a Mapello nel post: "L'amore nel gorgo del III° Millennio" e ad esso rimandiamo per una lettura più approfondita, mentre qui a lato proponiamo un breve video con alcuni frammenti della serata.
Venerdì 11 aprile 2014. presso il centro NoiMediamo di Mapello (Bg), ho avuto il piacere di presentare il libro "L'Amore alla Fine dell'Amore" da cui -come ormai i lettori ben sanno- prende abbrivio questo blog.

Ancora una volta è stata l'occasione per riflettere sugli amori contemporanei, le loro crisi e i loro rimedi, alla luce delle ormai centinaia di esperienze cliniche maturate non solo con le coppie in crisi, ma anche -più genericamente- con le famiglie, che pure da coppie sono formate e le cui difficoltà con i figli non sono spesso esenti da problematiche che, invece, riguardano la coppia.


Ciò significa che per comprendere il campo del "discorso sull'amore" dobbiamo, a mio avviso, allargare le nostre riflessioni al contesto epocale in cui viviamo che, a mio avviso, possiamo ugualmente definire: “dell'amore alla fine dell'amore”, denunciando cioè come l'amore, almeno per come lo conosciamo e pratichiamo, è arrivato oggi al suo capolinea e necessita quindi di una riconfigurazione che ci aiuti meglio a comprendere cosa è diventato e come poterne adeguatamente fruire.

In questa indagine oltre i confini della crisi di coppia in quanto tale, molte cose vengono alla luce, cose apparentemente lontane dall'amore coniugale ma che, di fatto, lo contaminano e lo determinano.

Abbiamo già avuto modo di delineare le riflessioni scaturite lo scorso venerdì a Mapello nel post: "L'amore nel gorgo del III° Millennio" e ad esso rimandiamo per una lettura più approfondita, mentre qui a lato proponiamo un breve video con alcuni frammenti della serata.

Mediare senza rimedi


Ancora dall'intervista rilasciata per il blog di MediationHub, dove si riflette sull'importante attenzione del mediatore rispetto alle proprie pre-comprensioni e alla necessità di lavorare con il materiale che emerge sulla scena della mediazione.

Intervistatore: Come ti prepari per affrontare una mediazione? 

M.S.Galli: Non mi preparo. Ogni preparazione, di fatto, anticipa e traduce la volontà delle parti in schemi preordinati. La scena della mediazione, invece, andrebbe contaminata il meno possibile con le pre-comprensioni del mediatore cosicché si abbassi anche il rischio che divengano pre-giudizi; questo significa che il mediatore dovrebbe avere un approccio ingenuo e il più possibile senza sapere. Per questo, anche nella mediazione commerciale, sarebbe meglio non anticipare l’incontro delle parti con la lettura di qualsivoglia documentazione o, se proprio necessario, leggerla e dimenticarsene subito dopo. Come diceva, credo Platone, il problema del testo scritto è che non può rispondere. 


Ancora dall'intervista rilasciata per il blog di MediationHub, dove si riflette sull'importante attenzione del mediatore rispetto alle proprie pre-comprensioni e alla necessità di lavorare con il materiale che emerge sulla scena della mediazione.

Intervistatore: Come ti prepari per affrontare una mediazione? 

M.S.Galli: Non mi preparo. Ogni preparazione, di fatto, anticipa e traduce la volontà delle parti in schemi preordinati. La scena della mediazione, invece, andrebbe contaminata il meno possibile con le pre-comprensioni del mediatore cosicché si abbassi anche il rischio che divengano pre-giudizi; questo significa che il mediatore dovrebbe avere un approccio ingenuo e il più possibile senza sapere. Per questo, anche nella mediazione commerciale, sarebbe meglio non anticipare l’incontro delle parti con la lettura di qualsivoglia documentazione o, se proprio necessario, leggerla e dimenticarsene subito dopo. Come diceva, credo Platone, il problema del testo scritto è che non può rispondere. 

Il mediatore non deve capire


Un altro brano dell'intervista rilasciata agli amici di MediationHub in cui emerge un particolare allestimento del setting e il suo significato sulla scena della mediazione.

Intervistatore: Ti siedi sempre nello stesso posto, o lasci la libertà alle parti di sedersi dove preferiscono per poi decidere dove metterti? 

M.S.Galli: Mi siedo vicino al mio bloc-notes: la lavagna a fogli mobili. Quindi, davanti a me, dispongo le sedie delle parti in modo da formare il classico triangolo equilatero e avendo cura che, tra tutte le postazioni, via sia una distanza non superiore al metroeventi e non inferiore ai quarantacinque centimetri, senza alcuna barriera, tavolo o simili, tra me e loro. Ecco, per tornare al setting, forse questo è il mio setting per la mediazione.


Un altro brano dell'intervista rilasciata agli amici di MediationHub in cui emerge un particolare allestimento del setting e il suo significato sulla scena della mediazione.

Intervistatore: Ti siedi sempre nello stesso posto, o lasci la libertà alle parti di sedersi dove preferiscono per poi decidere dove metterti? 

M.S.Galli: Mi siedo vicino al mio bloc-notes: la lavagna a fogli mobili. Quindi, davanti a me, dispongo le sedie delle parti in modo da formare il classico triangolo equilatero e avendo cura che, tra tutte le postazioni, via sia una distanza non superiore al metroeventi e non inferiore ai quarantacinque centimetri, senza alcuna barriera, tavolo o simili, tra me e loro. Ecco, per tornare al setting, forse questo è il mio setting per la mediazione.

 
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