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Pro-Gettare l'Amore

Come abbiamo cercato di descrivere nel post precedente, un profondo legame unisce amore e morte, poiché l'uno vive e s'alimenta nelle braccia dell'altra. Pulsione di vita e pulsione di morte, definisce Sigmund Freud i protagonisti di questo legame, ripescando il mito di Eros e Thanatos: sponde estreme di un insanabile conflitto che abita l'umano e lo trascina lungo le spirali dell'esistenza.

Si tratta di due pulsioni che agiscono in modo conservativo, generando una lotta e al contempo un compromesso per restare in vita e affinché la vita si doti di senso, o di quella molteplicità di sensi che chiamiamo cultura (nei suoi differenti modi di farci vivere e interpretare la realtà) e che solo l'umano tra i viventi sembra mosso a generare, producendo un'infinità di oggetti di sé per lanciarli (e con essi lanciarsi) fuori da sé, nell'universo dei simboli che compongono la complessità umana.

Come abbiamo cercato di descrivere nel post precedente, un profondo legame unisce amore e morte, poiché l'uno vive e s'alimenta nelle braccia dell'altra. Pulsione di vita e pulsione di morte, definisce Sigmund Freud i protagonisti di questo legame, ripescando il mito di Eros e Thanatos: sponde estreme di un insanabile conflitto che abita l'umano e lo trascina lungo le spirali dell'esistenza.

Si tratta di due pulsioni che agiscono in modo conservativo, generando una lotta e al contempo un compromesso per restare in vita e affinché la vita si doti di senso, o di quella molteplicità di sensi che chiamiamo cultura (nei suoi differenti modi di farci vivere e interpretare la realtà) e che solo l'umano tra i viventi sembra mosso a generare, producendo un'infinità di oggetti di sé per lanciarli (e con essi lanciarsi) fuori da sé, nell'universo dei simboli che compongono la complessità umana.

Amore: toglimento di morte

Nello scorso post ("A guardia della tua solitudine") abbiamo accennato alla stretta comunanza tra amore e morte nel cui alveo scorre il connaturato senso di solitudine che la nostra finitudine (la morte) alimenta e che, proprio nelle braccia dell'amore, trova un qualche lenimento.

“Io penso che l’amore vero, autentico, crei una tregua dalla morte," dice Ernest Hemingway al giovane Gill, catapultato nella Parigi degli anni Venti in uno degli ultimi film di Woody Allen ("Midnight in Paris"), "la vigliaccheria deriva dal non amare o dall'amare male, che è la stessa cosa, e quando un uomo vero e coraggioso guarda la morte dritta in faccia come certi cacciatori di rinoceronti o come Belmonte che è davvero coraggioso, è perché ama con sufficiente passione da fugare la morte dalla sua mente, finché lei non ritorna, come fa con tutti… e allora bisogna di nuovo far bene l’amore...”.
Nello scorso post ("A guardia della tua solitudine") abbiamo accennato alla stretta comunanza tra amore e morte nel cui alveo scorre il connaturato senso di solitudine che la nostra finitudine (la morte) alimenta e che, proprio nelle braccia dell'amore, trova un qualche lenimento.

“Io penso che l’amore vero, autentico, crei una tregua dalla morte," dice Ernest Hemingway al giovane Gill, catapultato nella Parigi degli anni Venti in uno degli ultimi film di Woody Allen ("Midnight in Paris"), "la vigliaccheria deriva dal non amare o dall'amare male, che è la stessa cosa, e quando un uomo vero e coraggioso guarda la morte dritta in faccia come certi cacciatori di rinoceronti o come Belmonte che è davvero coraggioso, è perché ama con sufficiente passione da fugare la morte dalla sua mente, finché lei non ritorna, come fa con tutti… e allora bisogna di nuovo far bene l’amore...”.
 
amoreCiao Copyright © 2012 by Massimo Silvano Galli