La costruzione di un amore "diverso"

"La costruzione di un amore, spezza le vene delle mani, mescola il sangue col sudore se te ne rimane. La costruzione di un amore non ripaga del dolore, è come un altare di sabba in riva al mare..." (Ivano Fossati, 1978). Figuriamoci la costruzione di un amore diverso... 

Eppure è questo, a mio avviso, il compito del mediatore familiare. 

Compito per nulla semplice. Compito utopico, che va contro tutti i luoghi comuni, i consigli degli amici e dei parenti, la subcultura dei rotocalchi e dei programmi televisivi, insomma: il mondo tutto, questo mondo tutto, che sembrerebbe restituire solo l'esperienza dello scontro, del "adesso ti faccio vedere io", della vendetta o, nel migliore dei casi, della rimozione.

Ma il mediatore familiare, armato di sapere e di pazienza, deve almeno provare a sostare nel territorio dell'utopia. 

Come un tour operator esperto in viaggi impossibili, deve almeno provare ad accompagnare le parti su quell'isola che non c'è, dove gli amori alla fine dell'amore possono trovare un approdo di rinnovato ben-essere, anzitutto riconoscendosi come entità di una storia comune che, per quanto a un bivio, li terrà uniti per sempre

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